Solitudine e memoria: un nuovo studio rivela un collegamento inaspettato negli anziani

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Un recente studio su larga scala ha scoperto una distinzione “sorprendente” tra il modo in cui la solitudine influenza lo stato attuale della memoria e il modo in cui influenza il declino cognitivo a lungo termine. Sebbene l’isolamento sociale sia spesso legato alla salute del cervello, una nuova ricerca suggerisce che la solitudine può agire più come un fattore nelle prestazioni iniziali della memoria piuttosto che come un fattore della rapidità con cui la memoria si deteriora nel tempo.

Lo studio in breve

Pubblicato sulla rivista Aging and Mental Health, lo studio longitudinale ha monitorato 10.217 partecipanti di età pari o superiore a 65 anni in 12 paesi diversi. Utilizzando i dati del Survey of Health, Aging and Retirement (SHARE), i ricercatori hanno monitorato questi individui per un periodo di sei anni per osservare la relazione tra la solitudine auto-riferita e la funzione della memoria.

All’inizio dello studio, nessuno dei partecipanti aveva una storia di declino cognitivo. Sono stati classificati in tre gruppi in base al livello di solitudine percepito: alto, medio o basso.

Risultati chiave: linea di base rispetto alla progressione

La ricerca ha prodotto un risultato sfumato che ha messo in discussione alcune ipotesi precedenti sull’isolamento sociale e sull’invecchiamento cerebrale:

  • Impatto immediato: i partecipanti che hanno segnalato alti livelli di solitudine hanno ottenuto risultati significativamente peggiori nei test di memoria iniziali rispetto alle loro controparti meno sole.
  • Tasso di declino: Sorprendentemente, lo studio ha scoperto che l’elevata solitudine non ha accelerato la velocità con cui i punteggi di memoria sono diminuiti nel periodo di sei anni. Il tasso di declino è rimasto simile in tutti i gruppi.

“La scoperta che la solitudine ha un impatto significativo sulla memoria, ma non sulla velocità del declino della memoria nel tempo è stato un risultato sorprendente”, ha osservato il dottor Luis Carlos Venegas-Sanabria, l’autore principale dello studio dell’Universidad del Rosario.

Comprendere le variabili

I ricercatori hanno notato che la solitudine non esiste nel vuoto. Il gruppo che segnalava un elevato senso di solitudine condivideva anche molte altre caratteristiche, tra cui:
– Essere più vecchia e femmina.
– Segnalazione di un peggioramento della salute generale.
– Maggiore prevalenza di depressione, ipertensione e diabete.

Inoltre, lo studio ha evidenziato che fattori come età, depressione, attività fisica e impegno sociale hanno avuto un impatto più profondo sulle prestazioni della memoria di base rispetto alla sola solitudine.

Perché è importante: l’effetto “cotto”.

Sebbene i risultati possano sembrare minimizzare il pericolo della solitudine, gli esperti invitano alla cautela nel modo in cui vengono interpretati i dati. Jordan Weiss, professore associato presso la NYU Grossman School of Medicine, suggerisce che i tempi dello studio sono un fattore critico.

Poiché i partecipanti avevano già 65 anni o più, decenni di modelli sociali potrebbero aver già modellato la loro salute cognitiva. In altre parole, gli effetti a lungo termine dell’isolamento sociale potrebbero essere “integrati” nel momento in cui una persona raggiunge la fine dei 60 anni, rendendo difficile osservare la transizione dall’isolamento sociale al rapido declino cognitivo in tempo reale.

Contestualizzare Solitudine e Salute

La solitudine è un problema riconosciuto per la salute pubblica, spesso legato a una varietà di condizioni croniche, tra cui:
Demenza e deterioramento cognitivo
Malattie cardiache e ictus
Diabete di tipo 2
Problemi di salute mentale (ansia e depressione)

Poiché gli esseri umani sono biologicamente “cablati” per la connessione sociale, affrontare la solitudine non è solo una questione di benessere sociale ma una componente vitale della salute olistica. Gli esperti raccomandano di impegnarsi in attività comunitarie a basso costo o di esplorare interessi di lunga data per favorire nuovi legami sociali.


Conclusione: Sebbene la solitudine sembri correlata più fortemente con una minore prestazione della memoria iniziale che con la velocità dell’invecchiamento cognitivo, rimane un indicatore significativo della salute generale. Sono necessarie ricerche future per determinare in che modo i cambiamenti dei modelli sociali nel corso della vita influenzano la salute del cervello a lungo termine.